Secondo gli ultimi dati pubblicati da Anitec-Assinform, il mercato digitale in Italia ha superato, nel 2018, i 70 miliardi di euro.

La crescita, rispetto all’anno precedente, è del 2,5% (1,8 miliardi di euro) a fronte di un aumento del prodotto interno lordo nazionale dello 0,9%. Il Digitale, in sostanza, aggira la recessione potenziale di questi mesi e continua a espandersi soprattutto nei segmenti dei contenuti e pubblicità digitali (+7,7% fra il 2017 e il 2018), nel segmento software e soluzioni ICT (+7,7%) e nello sviluppo di servizi ICT (+5,1%).

Stesso tasso di crescita stimato per il 2019: +2,5%, un incremento che porterebbe il valore del marcato digitale a 72,2 miliardi d euro.

Fra i fattori di spinta, sono soprattutto i cosiddetti digital enabler, cioè i fattori abilitanti, a rappresentare il centro di interesse del mercato e della domanda, grazie al ruolo di trasformazione del business delle imprese che essi possono svolgere.

In termini di valore di mercato, attualmente l’Internet of Things (IoT) sfiora i tre miliardi, ma, cosa particolarmente significativa, ha conosciuto negli ultimi due anni un incremento del 19,2%.  Il Cloud ha invece un valore di poco inferiore (2,3 miliardi), ma tende a espandersi anche più velocemente dell’IoT (+23,6%). Il mobile business – con un valore di mercato di poco inferiore ai 4 miliardi di euro nel 2018 – presenta un trend di crescita di poco più contenuti degli altri enabler (+9,4%).

Fra i settori economici di destinazione della produzione digitale prevalgono, in particolare, l’Industria – la cui domanda cresce del 5,2% fra il 2017 e il 2018 e raggiunge gli otto miliardi – e le Banche (7,6 miliardi e +4,6%). Ancora in ambito terziario, gli incrementi più considerevoli si registrano in ambito assicurativo (+5,1%), nella distribuzione (+4,9%), nei viaggi e trasporti (+3,9%). Meno vivace – a differenza di quanto ci si possa aspettare, dato l’esteso fabbisogno – la domanda proveniente dalla pubblica amministrazione centrale (che aumenta dello 0,3%) e quella proveniente dagli enti locali (+0,5%).

Il quadro che si ricava da questi dati è confortante soprattutto se lo si guarda dal lato della funzione di investimento e dal contributo che il digitale può recare alla modernizzazione dei processi produttivi, al recupero di produttività ed efficienza nelle performance delle imprese, al livello generale di competitività di sistema, pubblico e privato.

Da questo scenario positivo, non si sottrae la Sardegna che, secondo i dati di Anitec-Assinform, presenta un tendenziale aumento nel biennio fra il 2015 e il 2017 (+0,9% nel primo anno e +1,8% nel secondo). Questi dati convergono con quanto è stato registrato dal Censis nell’ambito del Rapporto sviluppato per il Progetto Enter Training e riguardante il contesto del sistema di riferimento dell’ICT e i fabbisogni professionali delle imprese ICT in Sardegna.

Nell’ambito delle analisi contenute nel Rapporto sono stati messi in evidenza alcuni elementi di particolare interesse per la Sardegna e per il potenziale di sviluppo dell’ICT legato alla formazione di figure professionali specializzate nei digital enabler. Fra questi emergevano nello specifico:

  • un dato di contesto che conferma un orientamento all’innovazione nel tessuto imprenditoriale e occupazionale della Sardegna abbastanza elevato, con una proporzione di addetti in Information Technology  decisamente maggiore nei confronti del Mezzogiorno (1,8% in Sardegna, 0,5% nel Mezzogiorno) e dell’intero Paese (0,9%) e una proporzione di addetti in ricerca e sviluppo si colloca a un livello intermedio (14,6 su 10.000) tra quelle  registrate nell’intero Paese (17,5) e nel Mezzogiorno (11,7);
  • una diffusione di start up innovative in provincia di Cagliari decisamente superiore rispetto ai valori nazionali e meridionali, tanto da far entrare la città di Cagliari nel 2015 nella top ten italiana per diffusione e creazione di start up innovative;
  • un tasso di imprenditorialità giovanile, calcolato sul numero di giovani residenti in Sardegna, superiore alle medie nazionali e meridionali;
  • un’alta propensione all’investimento da parte delle imprese che hanno partecipato alla survey del Censis sull’ICT in Sardegna, prevalentemente orientate alla qualificazione delle proprie risorse umane, alla ricerca di nuovi profili, a integrare e allargare il mercato dei servizi ICT, nella doppia veste di fornitori e clienti;

Ancora più nel dettaglio, le imprese ICT sarde guardano con particolare interesse allo sviluppo di competenza digitali come applicativi web e mobile, seguiti da cloud computing, social media e sicurezza informatica e, con una visone più estesa al prossimo futuro, mostrano una specifica attenzione nell’ambito dei Big Data e dell’IoT.

Inoltre, il 56% delle imprese intervistate ha inserito nella propria organizzazione, negli ultimi due anni, nuovi profili e l’81% intende farlo anche nell’immediato futuro. Sono soprattutto esperti di applicazione web e mobile e consulenti ICT a qualificare una domanda che richiede competenze trasversali con opportunità di “verticalizzare” rispetto alle richieste che possono provenire dal mercato. Altro aspetto da evidenziare è dato dal fatto che il 60% delle imprese ha incontrato difficoltà nel reperire le professionalità richieste e che in questa ricerca molte imprese si sono rivolte prevalentemente al proprio network personale e professionale.

Questi dati e le altre informazioni ricavate dagli incontri e le conversazioni svolte direttamente con gli imprenditori del settore, confermano la propensione all’innovazione delle imprese ICT sarde e anche quell’attitudine – specifica del settore – che porta a sviluppare tratti imprenditoriali, linguaggi, modalità collaborative che trasformano reti e relazioni in una vera e propria “comunità interpretativa”, tutt’altro che autoreferenziale e immersa nell’intercettazione dell’innovazione.

Prospettive di crescita, domanda di personale qualificato e orientamento a sviluppare e raffinare la domanda di professioni ICT nell’ambito garantito da network professionali e personali, disegnano un settore dinamico e aperto in cui la formazione gioca un ruolo strategico, sollecitando processi di apprendimento continuo, “fra pari”, basato su uno scambio nello stesso tempo competitivo e cooperativo.

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